Consumo cannabis in aumento: le conseguenze per la salute

Chi ricorre alla marijuana come rimedio per dormire la notte si trova ora di fronte a nuovi avvertimenti da parte degli esperti sanitari, poiché i dati più recenti suggeriscono che gli effetti a lungo termine potrebbero essere più preoccupanti di quanto molti si aspettino.

Secondo dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità e dal rapporto OsMed dell’Agenzia Italiana del Farmaco, in Italia una quota rilevante della popolazione adulta riferisce difficoltà legate al sonno, e si stima che circa il 10–15% utilizzi con una certa regolarità aiuti per dormire nell’arco di un mese.

Tra questi, circa il 6–7% ricorre a farmaci su prescrizione, in particolare ansiolitici e ipnotici (come documentato nei rapporti OsMed sull’uso dei medicinali), mentre una quota simile, pari a circa il 5–6%, utilizza prodotti da banco o integratori come la melatonina.

L’uso di prodotti a base di cannabis o CBD risulta invece più contenuto, generalmente stimato intorno al 2–3% sulla base della letteratura epidemiologica disponibile.

Questa tendenza è in linea con le abitudini più generali relative al consumo di cannabis.

Uno studio della Sleep Foundation del 2025 ha rilevato che il 77% degli uomini e il 64% delle donne di età compresa tra i 21 e i 64 anni ha fatto uso di cannabis in qualche occasione per conciliare il sonno, evidenziando quanto profondamente questa sostanza si sia integrata nelle moderne routine del sonno.

Il fascino è facile da comprendere, specialmente per chi soffre di stress o insonnia. La cannabis può aiutare le persone ad addormentarsi più velocemente nel breve termine, ma la domanda più importante è se quel sonno sia davvero ristoratore, ed è qui che iniziano a sorgere le preoccupazioni.

Varietà

Gli effetti della cannabis sul sonno non sono uguali per tutti, e persino i sostenitori riconoscono che i risultati possono variare a seconda della varietà.

Secondo la Sleep Foundation, “le varietà Indica possono avere un effetto più calmante e favorire la sonnolenza, mentre le varietà Sativa sono spesso stimolanti, anche se i risultati dipendono in gran parte dalla fisiologia individuale”. L’organizzazione aggiunge: “Le varietà ibride, che combinano Indica e Sativa, possono produrre effetti diversi a seconda della composizione specifica dei cannabinoidi e degli altri ingredienti”.

Latenza del sonno

Nonostante queste distinzioni, la scienza relativa all’uso a lungo termine dipinge un quadro più complesso. L’American Academy of Sleep Medicine (AASM) ha fatto riferimento a ricerche che dimostrano che le persone che fanno uso regolare di cannabis per motivi medici tendono a svegliarsi più spesso durante la notte, suggerendo che, mentre addormentarsi può risultare più facile, rimanere addormentati può diventare più difficile.

Uno studio su scala ridotta pubblicato nel 2019 su BMJ Open Respiratory Research ha monitorato i modelli di sonno di consumatori abituali di cannabis e di non consumatori, rilevando che i consumatori presentavano una «latenza del sonno significativamente più lunga», il che significa che impiegavano più tempo ad addormentarsi una volta a letto. Questo ritardo può compromettere proprio il motivo per cui molte persone ricorrono alla cannabis.

I ricercatori hanno inoltre osservato che i consumatori di cannabis riferivano una minore quantità di sonno REM, una fase cruciale che, secondo Harvard Health, “aiuta l’apprendimento, la regolazione dell’umore e potrebbe persino proteggere dalla demenza”.

I rischi per la salute vanno oltre i disturbi del sonno

Il sonno è solo una parte del quadro. L’uso prolungato di cannabis è stato associato a una serie di problemi di salute fisica e mentale che alimentano il crescente disagio tra gli operatori sanitari.

Infatti, il CDC riferisce che la cannabis può aumentare la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, cambiamenti che possono elevare il rischio di ictus, malattie cardiache e altre patologie vascolari. L’agenzia osserva inoltre che essa “influisce direttamente sulle funzioni cerebrali – in particolare sulle aree del cervello responsabili della memoria, dell’apprendimento, dell’attenzione, del processo decisionale, della coordinazione, delle emozioni e dei tempi di reazione”.

Fumare la droga è tutta un’altra storia: può anche danneggiare il tessuto polmonare e i piccoli vasi sanguigni, aggiungendo rischi respiratori al quadro.

Salute mentale

Esistono anche potenziali impatti neurologici. La materia grigia, descritta dalla Cleveland Clinic come “una parte vitale del cervello e del midollo spinale che supporta il pensiero, il movimento e la memoria”, può essere influenzata dall’uso prolungato di cannabis.

Poiché quest’area del cervello svolge anche un ruolo nella regolazione delle emozioni, le preoccupazioni relative alla salute mentale complicano ulteriormente il quadro. La cannabis è stata associata a condizioni quali ansia, depressione e schizofrenia, sebbene il CDC osservi che “gli scienziati non comprendono ancora appieno le relazioni tra questi disturbi di salute mentale e l’uso di cannabis”, lasciando senza risposta importanti interrogativi.

Prenderesti in considerazione l’idea di usare la cannabis come rimedio per dormire, o l’hai già provata? Prima di condividere questo articolo con i tuoi amici, raccontaci le tue esperienze!

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