Tragedia Maldive: cosa c’era nella «grotta degli squali»

La missione di recupero conclusiva a seguito della morte di cinque turisti italiani e di un sommozzatore di soccorso alle Maldive proseguiva ieri, 21 maggio, con il ritorno dei sommozzatori sul luogo per recuperare l’attrezzatura rimasta sul posto durante l’operazione.

La morte di cinque subacquei italiani in un incidente subacqueo giovedì scorso nell’atollo di Vaavu ha sconvolto il mondo. La professoressa di biologia marina dell’Università di Genova Monica Montefalcone, sua figlia ventenne Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri sono tutti morti nella tragedia. Anche il sergente maggiore Mohammed Mahudhee ha perso la vita durante l’operazione di ricerca.

Secondo quanto riportato, l’incidente è considerato il più mortale nella storia delle immersioni alle Maldive. Diversi esperti hanno espresso le loro opinioni su ciò che potrebbe essere accaduto, con teorie che vanno dalla tossicità da ossigeno al panico all’interno del sistema di grotte sottomarine.

Le autorità hanno riferito alla BBC che hanno ritrovato gli italiani all’interno di una grotta profonda 29 metri da una squadra congiunta di subacquei esperti finlandesi e maldiviani. Le autorità hanno inoltre confermato che hanno rinvenuto quattro delle vittime all’interno di quella che è stata descritta come una “grotta degli squali”.

Al momento del recupero dei corpi, Laura Marroni, amministratore delegato di DAN Europe, ha dichiarato: “Il risultato di oggi è frutto di una preparazione straordinaria, di eccellenza tecnica e di un eccezionale lavoro di squadra”, secondo quanto riportato da VT.

“Siamo profondamente grati agli specialisti sul posto, che operano con professionalità, disciplina e umanità in contesti difficili”.

Ultima missione di recupero alle Maldive dopo la tragedia subacquea

In un comunicato diffuso il 20 maggio, la DAN ha confermato che «la missione internazionale di ricerca e recupero, coordinata a sostegno delle autorità delle Maldive e italiane, ha portato a termine con successo il recupero di tutte le vittime coinvolte nella tragedia subacquea di Dhekunu Kandu».

L’organizzazione ha inoltre confermato che, sebbene la fase principale del recupero sia stata completata, la missione non è ancora del tutto conclusa.

«Domani (21 maggio), la squadra dovrebbe effettuare quella che sarà probabilmente l’ultima immersione operativa della missione. In linea con le migliori pratiche, i subacquei torneranno sul posto per rimuovere le linee guida e le attrezzature operative collocate all’interno del sistema di grotte durante le operazioni di recupero, ripristinando l’ambiente e cancellando, ove possibile, ogni traccia di intervento umano. Considerata l’indagine in corso, questa fase riveste un’importanza particolare».

Anche i membri della squadra di soccorso finlandese Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist hanno rilasciato una dichiarazione al termine dell’operazione.

“Innanzitutto, vorremmo esprimere le nostre più sentite condoglianze alle famiglie dei subacquei che hanno perso la vita. Il motivo per cui abbiamo risposto alla richiesta di aiuto è stato il nostro desiderio di fornire assistenza in questa situazione straziante. Dopo tre giorni di operazioni, hanno recuperato tutti i subacquei dispersi e stanno tornando a casa.”

LEGGI DI PIÙ:

 

Leggi di più su...