Vaticano: Sala di preghiera per musulmani nella biblioteca

Recentemente, la Biblioteca Apostolica Vaticana ha intrapreso un’iniziativa senza precedenti: aprire uno spazio di preghiera per i ricercatori musulmani che vengono a consultare le sue ricche collezioni. Questo gesto si inserisce in un processo di apertura interreligiosa e testimonia la volontà di rendere l’istituzione più accogliente per tutti.

Questo articolo riporta i dettagli di questa misura, il contesto delle collezioni della biblioteca e ciò che questa evoluzione rappresenta per il dialogo tra le confessioni.

Un luogo di preghiera per ricercatori musulmani

Origine della richiesta

  • La richiesta è stata accolta in seguito alle richieste formulate da studiosi musulmani che desideravano disporre di uno spazio adeguato per pregare.
  • Il viceprefetto della Biblioteca, padre Giacomo Cardinali, lo ha confermato in un’intervista a La Repubblica: «Alcuni ricercatori musulmani hanno chiesto una sala con un tappeto per pregare e noi gliel’abbiamo concessa».

Le sistemazioni

  • Lo spazio è una stanza modesta ma funzionale, dotata di un tappeto da preghiera.
  • Il tappeto è orientato verso La Mecca, in conformità con le prescrizioni della preghiera musulmana.
  • Non si tratta di una moschea o di un luogo di culto permanente, ma di una semplice struttura di cortesia per coloro che ne fanno richiesta.

Il carattere universale della Biblioteca e delle sue collezioni

Missione e posizione della Biblioteca

Ricchezza e diversità dei manoscritti

  • La biblioteca vaticana conserva oltre 80.000 manoscritti antichi.
  • Possiede inoltre circa 1,6 milioni di libri a stampa, alcuni dei quali molto antichi (incunaboli), nonché collezioni di archivi, incisioni, stampe, monete e medaglie.
  • Tra i manoscritti, ce ne sono molti scritti in lingue orientali (arabo, ebraico, etiope, persiano, ecc.), oltre ad alcuni provenienti dall’Estremo Oriente.

Sfide, reazioni e portata

Questioni interreligiose

  • Questa misura è vista come un ulteriore passo avanti verso il rispetto della diversità religiosa, un segno di tolleranza in un contesto in cui le istituzioni cristiane storiche sono spesso oggetto di scrutinio per la loro apertura nei confronti dei fedeli di altre religioni.
  • Essa sottolinea che la ricerca della conoscenza non si ferma ai confini confessionali: ricercatori di fede musulmana utilizzano testi antichi conservati in questo luogo, tra cui antichi Corani.

Reazioni diverse

  • Per alcuni è un gesto lodevole, in linea con lo spirito del dialogo islamo-cristiano.
  • Altri esprimono riserve sull’identità propria dell’istituzione e su ciò che ciò comporta, temendo una diluizione dei suoi riferimenti tradizionali.

Altre informazioni utili

  • La sezione dei manoscritti della Biblioteca è organizzata in collezioni aperte e chiuse. Le collezioni aperte possono ancora arricchirsi, mentre quelle chiuse sono storicizzate.
  • Tra i manoscritti orientali, la biblioteca possiede opere in arabo, siriaco, etiope…
  • Il portale digitale DigiVatLib consente di consultare diverse migliaia di manoscritti digitalizzati.

L’apertura di uno spazio di preghiera per i ricercatori musulmani nella Biblioteca Apostolica Vaticana segna un significativo passo avanti verso una maggiore inclusione e un dialogo interreligioso concreto.

Si inserisce nella lunga tradizione di questa istituzione di conservare i tesori dell’umanità, indipendentemente dalla loro origine religiosa, e di renderli accessibili a tutti non solo fisicamente ma anche intellettualmente.

Sebbene si tratti di un gesto innanzitutto simbolico, esso la dice lunga sulle potenzialità di avvicinamento e comprensione reciproca nel mondo accademico e religioso.

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