Bullizzato a scuola, ora è una delle rockstar più amate di sempre

Cantautore, rocker, poeta urbano, questo artista ha creato uno stile unico che ha attraversato generazioni. Oggi è il simbolo di una libertà tutta italiana vissuta senza compromessi.

La sua carriera, lunga oltre quarant’anni, è un percorso costellato di successi, sfide personali e una continua reinvenzione artistica.

Ma prima della fama, del successo, dei riconoscimenti alla sua meravigliosa carriera, c’era un piccolo bambino che crebbe portando dentro una memoria dolorosa. Memoria di un padre che dovette vivere una delle pagine più brutte della storia.

Continua a leggere per scoprire tutto su questo artista fenomenale che ha segnato la storia della musica italiano e fatto emozionare generazioni intere.

Gli inizi a Zocca

Cresciuto in un piccolo paese dell’Appennino modenese, Vasco mostra fin da giovane una forte sensibilità musicale. Durante l’infanzia, trascorre alcuni anni a Siniscola a causa del lavoro del padre autotrasportatore. La madre, appassionata di musica, lo iscrive da bambino alla scuola di canto del maestro Bononcini, avviandolo alla musica. A 13 anni vince il concorso modenese Usignolo d’oro e a 14 entra nel suo primo gruppo musicale, i Killer (poi Little Boys), insieme all’amico Marco Gherardi.

Nel 1967 viene iscritto al collegio salesiano San Giuseppe di Modena, dove vive un’esperienza difficile a causa della severità degli educatori e dell’emarginazione da parte dei compagni. Ribelle alle regole dell’istituto, scappa due volte e infine viene trasferito all’Istituto Tecnico “Tanari” di Bologna, dove ottiene il diploma di ragioniere.

Vasco stesso si è espresso in merito in un post su Instagram, ricordando i tempi difficili delle medie quando doveva andare nel paese vicino ed era stato preso di mira da un ragazzo, “il capo di questi più grandi di me”.

Mi stuzzicava sempre prendendomi in giro, mi dava spintoni, io ero terrorizzato non riuscivo a reagire e una volta mi stava proprio menando, per fortuna arrivò mia cugina, la Graziella appunto, che aveva due anni in più e faceva la terza che mi difese, lo prese, lo buttò per terra e gli disse: Non toccare mai più mio cugino!”, ha scritto Vasco.

Vasco si è definito “un soggetto facile” perché, essendo andato a scuola un anno prima degli altri, era di corporatura più piccola.

Il rapporto con il padre e il dolore per la perdita

Crescendo, Vasco si appassiona al teatro e sogna di iscriversi al DAMS, ma il padre lo convince a scegliere Economia e Commercio. In merito al rapporto con il padre, Vasco stesso si è espresso in un post su Instagram, ricordandolo con affetto:

Mio padre mi è sempre stato vicino e ha sempre avuto fiducia in me” scrive Vasco. Il rocker aggiunge: ”Anche se a volte non capiva che cosa stessi facendo realmente, mi ha sempre lasciato libero di fare quello che volevo. Tranne una volta, quando una sera a tavola gli comunicai che volevo iscrivermi al DAMS, l’università dello spettacolo appena nata a Bologna. Lui, senza fare una piega, alza lo sguardo dal piatto e mi dice perentorio: “Dams? Che cosa è Dams? lo conosco solo Economia e Commercio ed è quella che farai”. Obbedii… E fu così che ottenni il presalario (e mi comperai la moto).. e fu così che sono arrivato a 6 esami dalla laurea quando mi si è accesa la lampadina della radio, l’occasione della mia vita.

Nel Giorno della Memoria del 27 gennaio 2020, la madre di Vasco Rossi, Novella Corsi, riceve la medaglia d’onore in ricordo del marito Giovanni Carlo Rossi, detto Carlino, internato militare nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale. L’iniziativa è promossa dall’associazione “Un ricordo per la pace”, che si occupa da anni delle pratiche per riconoscere l’onorificenza agli Internati Militari Italiani.

In occasione della ricorrenza, Vasco Rossi ricorda con parole intense la storia del padre: camionista, catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre e deportato in un campo di lavori forzati a Dortmund, dove sopravvive in condizioni estreme per quasi due anni.

”Quando lo hanno liberato”, ricorda Vasco, ”era quasi morto, pesava 37 chili, ed è tornato a casa minato fisicamente. Per quello è morto giovane, credo, perché non ha mai avuto vizi. Mi raccontava che nel campo di concentramento morivano di fatica e non gli davano da mangiare, sopravviveva con delle bucce di patate.

Liberato in condizioni gravissime, torna a casa debilitato e morirà giovane a causa delle sofferenze patite. Vasco racconta che il padre gli aveva descritto le violenze, la fame e le atrocità viste nel campo, esperienza che aveva segnato tutta la sua vita.

Vasco lo ha di nuovo ricordato, in memoria della sua scomparsa avvenuta 46 anni fa. Il rocker,in un lungo post su Facebook, ricorda la morte del padre Giovanni Carlo “Carlino” Rossi, scomparso nel 1979 per un infarto mentre era alla guida del suo camion. Vasco racconta di aver ricevuto la notizia dalla madre e di essere poi andato a Trieste per riportarlo a casa. Rievoca la vita del padre, camionista appassionato di meccanica, sempre impegnato nel lavoro e nella cura del proprio camion e dell’auto. Vasco, figlio unico, ricorda anche quando da ragazzo lo accompagnava nei suoi viaggi di lavoro.

Ricordo ancora il tuo mezzo sorriso, caro papà… dolce e gentile… L’altra metà te l’avevano portato via i due anni di lager Nazista a Dortmund che avevi dovuto scontare per non esserti voluto piegare alla barbarie del Nazi Fascismo” ha scritto il cantante.

L’ascesa: dagli esordi al successo nazionale

Negli anni Settanta si avvicina alla musica in modo più concreto: fonda alcune band locali e, parallelamente, intraprende studi universitari a Modena e Bologna. In questo periodo matura la sua idea di musica: un linguaggio diretto, sincero, a volte brutale ma sempre autentico.

Vasco Rossi.
Un giovane Vasco Rossi in una foto ai tempi di Punto Radio (1975)

Il debutto discografico arriva nel 1978 con Ma cosa vuoi che sia una canzone, seguito dal più maturo Non siamo mica gli americani! (1979), contenente Albachiara, destinata a diventare una delle canzoni più amate del cantante emiliano.

Gli anni Ottanta rappresentano per Vasco Rossi il periodo decisivo della sua crescita artistica e della sua affermazione come figura centrale del rock italiano. In un decennio segnato da trasformazioni sociali e culturali, il cantautore emiliano impone un linguaggio nuovo, diretto e anticonvenzionale, contribuendo a definire una stagione musicale che avrebbe lasciato un’impronta duratura nel panorama nazionale.

Il 1982 segna un passaggio cruciale con la partecipazione al Festival di Sanremo con Vado al massimo. L’esibizione, distante dai canoni tradizionali dell’evento, genera stupore e reazioni contrastanti, contribuendo a consolidare l’immagine di Vasco come artista fuori dagli schemi.

Nel 1983 esce Bollicine, l’album che porta il cantautore a un successo senza precedenti. Il disco vende centinaia di migliaia di copie e impone una serie di brani destinati a diventare classici del rock italiano, tra cui Bollicine, Giocala e Una canzone per te. Parallelamente aumentano le polemiche e l’attenzione mediatica, talvolta concentrata più sul personaggio che sulla musica.

A conclusione degli anni Ottanta, Vasco Rossi ha ormai assunto un ruolo centrale nel panorama musicale italiano. Le sue produzioni del decennio hanno contribuito a definire una nuova grammatica del rock nazionale, caratterizzata da libertà espressiva, spregiudicatezza e un forte legame con il vissuto dei giovani.

Gli anni bui e la rinascita

Il periodo 1980–1989 resta ancora oggi uno dei momenti più studiati e citati della carriera del rocker di Zocca, non solo per i successi discografici, ma anche per la portata culturale di un artista che ha saputo intercettare e interpretare lo spirito del suo tempo.

Tra gli anni Ottanta e Novanta, Vasco attraversa momenti difficili segnati da problemi personali e giudiziari. Lui stesso parlerà di dipendenze, errori e risalite faticose. Ma proprio da queste fragilità nasceranno alcune delle sue canzoni più profonde e intense.

Vasco Rossi.
Vasco Rossi in un concerto del 1989Vasco Rossi in un concerto del 1989

La rinascita coincide con una nuova fase artistica: album come Gli spari sopra (1993) e Nessun pericolo… per te (1996) segnano il ritorno del rocker maturo, capace di unire potenza musicale e introspezione.

Un mito generazionale

Dagli anni Duemila in poi, Vasco Rossi diventa un fenomeno senza precedenti nella musica italiana. I suoi concerti negli stadi registrano numeri record. Nel 2017, con Modena Park, celebra i 40 anni di carriera davanti a oltre 225.000 persone: un evento monumentale entrato nella storia mondiale dei live musicali.

Vasco Rossi non è solo un cantautore: è un simbolo culturale. Ha rivoluzionato il modo di raccontare la vita quotidiana, le emozioni, la ribellione, la vulnerabilità. Ha influenzato decine di artisti e portato il rock italiano a livelli di popolarità impensabili.

Ancora oggi continua a pubblicare musica, a esibirsi e a riempire gli stadi, confermando un legame straordinario con il suo pubblico. Vasco è riuscito a incarnare una filosofia semplice e potente: vivere senza maschere, con coraggio e ironia.

La vita di Vasco Rossi è un viaggio straordinario fatto di successi storici, cadute dolorose e rinascite luminose.

Le sue canzoni continuano a rappresentare la colonna sonora di intere generazioni: testi come Sally, Vita spericolata, Un senso, Eh… già, Come nelle favole raccontano l’esistenza nelle sue fragilità e nei suoi slanci, sempre con un linguaggio diretto e sincero.

Per questo, da oltre quarant’anni, il Blasco continua a essere “la voce fuori dal coro” più amata d’Italia.

LEGGI DI PIÙ: Peter Falk, Colombo, “non ricordava più” quel ruolo prima di morire

LEGGI DI PIÙ: L’attore tedesco Udo Kier muore a 81 anni, fu Frankenstein, Dracula e Hitler

 

Leggi di più su...